LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO by Sandro Emanuelli
Inviato da admin il Del sociale...... il 3 maggio 2012
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
By sandro emanuelli
Stimato Prof. Monti,
Mi permetto di far riferimento alla Sua richiesta di comunicare alle Autorità gli sprechi di cui noi cittadini veniamo a conoscenza, per trasmetterLe quanto segue.
PREMESSA: alla luce degli ultimi avvenimenti, diventa quasi impossibile stilare un elenco che racchiuda tutti gli interventi necessari per risanare le situazioni errate. Dall’anno 1948 in poi, si sono succeduti governi che hanno emesso leggi “pro domo sua”, favorendo la creazione di gruppi politici che spesso usavano la politica per adottare sistemi mafiosi. Il mio scopo però, non è quello di parlare di storia, bensì quello di proporre interventi radicali che possano rialzare l’Italia a un livello moderno.
COSTITUZIONE: La “COSTITUZIONE” è ormai obsoleta, va aggiornata, lo spirito con cui è stata stilata è sempre valido, ma la vita nel frattempo è cambiata.
IL CAPO DELLO STATO: deve avere più autorità, un minimo di 60 anni e un massimo di 70 e deve essere eletto dalla popolazione.
IL PARLAMENTO: oggi è snaturato, troppo grande, dispersivo, costoso, tanto da essere uno dei maggiori debiti dello Stato. Essere eletti deve essere un onore per i cittadini, non una vincita alla lotteria. Bisognerebbe sospenderlo per un certo periodo di tempo e poi scioglierlo; poi, non appena possibile, indire elezioni per i nuovi deputati e senatori, ma in numero dimezzato e con stipendi non più alti della media europea.
PARTITI POLITICI: nessuna pregiudiziale per i partiti politici, ma, per poter essere eletti in Parlamento bisogna avere almeno il 5% dei voti. Nessun finanziamento da parte dello Stato, saranno gli eletti e i benefattori a finanziare i partiti cui non saranno permesse proprietà e dovranno certificare i bilanci.
SINDACATI: i sindacati saranno equiparati ai partiti politici, considerando che questa è la tendenza. Potranno operare nell’ambito dell’organizzazione sindacale solo le persone che avranno maturato almeno 15 anni lavorativi.
GUARDIA DI FINANZA: la G.d.F. dovrà occuparsi dei reati finanziari, dal contrabbando alla truffa. Un nuovo reparto diventerà la POLIZIA INFORMATICA.
CARABINIERI: controllo del territorio, esclusiva investigazioni su materiali e analisi. Assistenza tribunali.
POLIZIA DI STATO: controllo stradale cittadino e conglobamento vigili urbani. Reati stradali. Abolizione specifiche Polizia Marittima, Ferroviaria, Postale, Aeroportuale.
CORPO FORESTALE DELLO STATO: competenza su tutto il territorio per reati ecologici e controlli inquinamenti.
GUARDIA COSTIERA: competenza su tutto quanto si riferisce dal bagnasciuga al limite delle acque territoriali nazionali.
NUOVA POLIZIA DI FRONTIERA: nuovo Corpo creato con personale proveniente dai Corpi esistenti, con speciale preparazione per la conoscenza delle lingue, delle leggi e sanitarie.
MARINA, ESERCITO, AVIAZIONE: In principio sembra che funzioni, forse occorre modernizzare costantemente l’armamento.
Ho già detto più di quanto mi ero prefisso di dire, credo che bisognerebbe coinvolgere maggiormente la popolazione nella gestione dello Stato, magari usando maggiormente i “referendum”.
Come potrebbe essere possibile realizzare un simile cambiamento? Un accordo tra Capo dello Stato, Presidente del Consiglio, Presidenti delle Camere, Alte Autorità Militari. Senza preavviso l’esercito e le altre forze militari occupano i punti chiave. Il Capo dello Stato informa la popolazione, si fissano le date per le nuove elezioni e si procede. Il ritmo deve essere gestito dai militari. Così si creerebbe una Nuova ITALIA!
ELOGIO DELLA SCHIAVITU’….
Inviato da admin il Del sociale...... il 27 aprile 2012
Siamo stressati già dalla nascita senza nessuna possibilità di esercitare il nostro arbitrio: mentre nuotiamo nel liquido amniotico in attesa del varo, cercando di vedere il filo di luce in fondo al tubo che ci indichi la strada per uscire, che poi è la stessa per entrare, improvvisamente l’ambiente s’illumina, una lama di coltello ci passa rasente e quasi ci affetta un braccio, poi due artigli freddi, coperti da preservativi, ci strappano fuori dal nostro caldo nido e ci sbattono in mezzo a un gruppo di alieni, mascherati come banditi, il cui capo, tanto per farti capire subito chi comanda, ti mette a testa in giù e ti sculaccia fino a farti gridare!
Nell’infanzia, sino alla maturità, siamo sempre stressati, anche perché i nostri genitori sono stressati per colpa della vita o anche per il troppo amore verso di noi. Quanto mangiamo, quanto cresciamo, quanta cacca, la tosse, la febbre, “non correre, non star fermo, studia, non far domande, non dire parolacce, metti la maglia, adesso è presto quando sarai più grande te lo spiegherò, niente TV, studia”, e inoltre la ginnastica, la pallavolo, il tennis, il nuoto, lo sci, il calcio, la bicicletta, “niente motorino, è pericoloso, dove vai, con chi vai, le altre mamme cosa dicono, guarda che le telefono, non fumare, se ti vedo con qualsiasi tipo di droga t’ammazzo”…….
Poi diventiamo adulti, ci fidanziamo, ci sposiamo, abbiamo figli e lo stress continua: le spese del matrimonio, la macchina, la casa, le bollette, le vacanze, le trattenute sullo stipendio, la politica, il costo della benzina, i libri, l’ICI, le multe, la scuola dei figli, l’assicurazione, le tasse dell’università, il bollo macchina, nuove tasse, e la storia continua……
Forse potremmo riuscire a vivere senza stress se fossimo ricchissimi, ma non credo perché avremmo lo stress della paura dei ladri.
Eppure un modo ci sarebbe, come facevano i Romani, con la schiavitù: innanzi tutto non saremmo vittime di una pletora di sanguisughe che non solo ci succhiano il sangue, ma dobbiamo anche pagarle per farlo! Saremmo schiavi di poche, scelte famiglie, magari elette democraticamente che gestirebbero lo Stato e le persone. Lo schiavo non ha proprietà (quindi niente tasse), è il padrone che decide con chi si deve sposare (se c’è un buon rapporto col padrone, magari ti tocca una delle sue concubine), devi lavorare un certo numero di ore e poi ti riposi. Ti forniscono cibo (deve essere buono e abbondante perché lavori sodo), alloggio e mezzi di trasporto quando necessari e puoi fare anche carriera, se sei abile; per esempio se ti manda a fare la guerra; devi dimenticare tutte le ambizioni e i desideri personali, ciò che il padrone desidera, deve diventare il tuo desiderio, ma ricorda che potresti anche essere cooptato a far parte di una Famiglia per meriti speciali.
A pensarci bene, è l’illusione della libertà che ci uccide: lascia libera la mente di fare sogni, progetti, illusioni, desideri che quando non riescono a essere esauditi ti stressano. E’ una finta libertà. Se fossimo schiavi, senza libertà, non avremmo tutti questi problemi. Fateci un pensierino, si potrebbe addirittura creare un movimento, nuovo, antipartitico….
Mi candido alla qualifica di IMPERATORE!
UNA VOLTA IN ISRAELE…..
Ho visitato parecchie volte lo stato di Israele, credo che tutti dovremmo, almeno una volta nella vita, andare a Gerusalemme, come fanno i credenti dell’Islam che devono fare il pellegrinaggio alla Mecca, in Arabia Saudita.
Con questo non voglio affermare che Gerusalemme è la nostra Mecca, ma credo che una visita nella terra su cui ha camminato Nostro Signore sia come minimo istruttiva e serva anche a capire la storia locale che ci viene raccontata in modo settario dai media. Poi, per me personalmente, Gerusalemme, sulla base della Sua storia dovrebbe essere la capitale morale del mondo….
Molti sono i luoghi che meriterebbero di essere menzionati, sia dal punto di vista religioso che da quello storico ed archeologico, ma poiché questa non è una guida turistica, mi limiterò a ricordare quelli che mi hanno colpito maggiormente e che hanno lasciato traccia nel mio cuore.
Masada è il primo di questi: le rovine di una fortezza di ebrei zeloti, arroccata nell’attuale regione, al confine con la Giordania, su un altopiano alto 400 m. al di sopra della depressione del Mar Morto, anticamente “Asphaltos” (mi ero sempre chiesto da dove proveniva la parola asfalto, quella volta lo capii) distrutta dagli stessi difensori, esattamente nel 40 a.C. dopo un lungo assedio da parte della “X Legio” romana, durato sembra due anni e dopo che gli assediati si erano tutti tolti la vita piuttosto che arrendersi.
Si arriva alla cima del monte salendo su una lunga scala di legno e di ferro costruita sul lato più ripido dell’abisso, già una scalata da mozzare il fiato anche per lo splendido panorama che si gode salendo. A chi manca il fiato come successe a me, fermarsi ogni piano e scrutarsi intorno è una splendida scusa! Giunti sulla cima, manca letteralmente il fiato, e non solo per la salita. La cima del monte è pianeggiante e cosparsa dalle rovine del forte. Il monte su tre lati è tanto ripido da risultare inaccessibile, il quarto lato permette l’accesso a causa di una rampa artificiale di materiale riportato costruita dai romani assedianti per facilitare l’ascesa.
Dall’alto si vedono chiaramente le pietre che delimitavano i campi romani e si riesce a comprendere la strategia usata per violare la rocca. Chiaramente allora i romani erano veramente dei combattenti validi ed efficienti e pure invincibili..
Quello che però secondo me desta stupore e ammirazione è il comportamento degli assediati: quando hanno compreso che ormai la difesa era insostenibile hanno scelto la difficile strada del suicidio collettivo; prima le donne e i bambini e poi i soldati. Tanto da lasciare ai romani un deserto bruciato e inanimato. Perché hanno deciso così? Cosa li ha spinti? Nessuno saprà mai la completa verità. Mi hanno detto che un giuramento dei soldati israeliani consiste in questa frase”Metzada shemìt lo tippòl” (mai più Masada cadrà), che mi ricorda la frase della guerra americana contro il Messico: “Remember the Alamo” (ricordati di Alamo).
Però in quella solitudine di rocce annerite, sotto il sole cocente, il volto accarezzato da una lieve brezza che saliva dal Mar Morto, il mio inconscio mi ha detto: forse l’avrei fatto anch’io, per l’orgoglio di non essere sconfitto. Quelle poche ore che sono rimasto lassù, mi hanno lasciato traccia nel cuore.
In un pomeriggio inoltrato, verso il tramonto, sono andato a visitare, sulle rive del lago di Tiberiade, il posto dove Gesù comunicò a Simon Pietro che sarebbe stato il fondatore della Sua Chiesa. Sono stato molto fortunato perché non c’era nessuno, ero l’unico visitatore. Si attraversa un bel bosco di olivi e si arriva sulla sponda del lago dove c’è solo una chiesetta, costruita in pietra, chiusa.
Mi sono seduto su una pietra sulla riva e ho messo i piedi a bagno: il sole si stava abbassando sulle colline in lontananza e sul lago, percorso dai refoli della brezza del tramonto, una barca di pescatori ricuperava la rete.
Iniziai a riflettere, sino ad allora il mio viaggio nella terra della Cristianità dal punto di vista spirituale, mi aveva dato ben poco; anzi, ero piuttosto deluso perché quanto visto alla Chiesa del Santo Sepolcro, per poco non mi aveva fatto gridare allo scandalo: gente che girava come al supermercato, preti di diverse discipline religiose che gridavano nel dire la Messa per coprire la voce degli altri religiosi, preti ortodossi che puzzavano come caproni, insomma, una cosa atroce.
Nell’orto degli Ulivi, mi dicono che ora non più, c’era gente che faceva il picnic: il raccoglimento e la spiritualità di quel luogo sacro era veramente latitante.
Mentre ero seduto ad ascoltare il cinguettio degli uccelli e lo stormire delle foglie, ad una cinquantina di metri da me un pescatore entrò con i piedi nell’acqua e gettò la rete, il rezzaglio, nell’acqua.
Quel gesto, simile al gesto del seminatore, antico come la vita, inalterato dai tempi di Gesù creò il mio miracolo! Anni di disinteresse per la religione, di avversione alle liturgie, di agnosticismo scettico scomparvero in un istante. Capii e credetti.
Mi sentii in pace con la vita e con me stesso, mi fu chiaro che il vero amore sta nelle cose semplici, naturali. Mi fu chiaro che il mondo fu creato per amore e che anche le avversità quotidiane fanno parte di questo amore.
Il sole iniziò a calare dietro le colline, a malincuore iniziai il viaggio di ritorno. Il giorno dopo, mentre guardavo da una collinetta dietro il mio albergo le fantastiche mura di Gerusalemme, fucina del mondo, pensai che in fondo il mio viaggio non era stato improduttivo e mi ripromisi di tornare, cosa che feci molto presto.
VITA SUL WEB…….
Questo meraviglioso strumento di lavoro, si presta a un uso che travalica le più rosee previsioni degli inventori e degli sviluppatori: è diventato “ambiente” di una vita virtuale, parallela e contemporanea di quella vera.
Qui trovano rifugio le persone sole, quelle che non hanno tempo, i sognatori, i timidi, i disperati, qualche malvivente, molti psicologi, le persone insoddisfatte del lavoro, della vita in famiglia, dello “status quo”. Il poter scrivere e parlare senza freni davanti a uno schermo, senza che nessuno possa guardarti negli occhi e giudicarti, agevolano i rapporti interpersonali e t’insegnano anche il valore dei fatti personali.
Può anche accadere che le due vite: quella vera e quella virtuale, s’incrocino, creando una nuova storia che può avere sviluppi impensabili.
Questa è la storia di Lucy e Alex: lei è una splendida quarantenne, snella, in ottima forma, che vive nell’operoso nord, impegna la sua vita tra lavoro e famiglia e cerca di svagarsi, nei pochi momenti liberi su internet. Lui è un settantenne, fisicamente non troppo in forma, ma mentalmente in ottimo stato, nato nel nord ma residente, dopo aver passato una quarantina d’anni in giro per il mondo, in una piccola isola quasi al centro del Mediterraneo dove impegna il suo tempo scrivendo, fotografando e pescando.
I due, per diversi motivi, seguivano gli stessi siti di politica, la pensavano allo stesso modo, così, dopo essersi commentati vicendevolmente su alcune considerazioni politiche, iniziarono a parlarsi.
Non è che si cercassero, ma si ritrovavano sempre e, naturalmente, la curiosità avviluppò entrambi, tanto più che, parlando, stavano bene insieme.
Ogni mattina Alex scattava dalla sua finestra una foto dell’alba e la pubblicava su internet, per dare il buongiorno agli amici, che la commentavano restituendo il saluto. Lucy, che amava le foto del mare, prese a commentare ogni mattina e nacque un dialogo. Ognuno raccontò la sua vita all’altro: un motivo di scherzo era che lui si lamentava di non aver nessuno cui portare il caffè a letto al mattino, visto che viveva da solo; lei ridendo rispondeva che era una delle cose che preferiva e che se il caffè era buono veramente le veniva la tentazione di provarlo di persona e di venire a vedere l’alba direttamente.
Passarono dei mesi, i contatti continuarono, sempre frequenti, sempre simpatici, rilassanti. Iniziarono anche a parlare di cose personali, lei era curiosa sul suo passato, sui suoi viaggi; lui non voleva fare troppe domande personali, era una persona riservata.
Alla fine, in un giorno di splendida primavera, lei lo stupì: gli disse che poteva fare un ponte di quattro giorni e che sarebbe venuta a trovarlo, se non aveva nulla in contrario. Lui restò senza parole, felicissimo, lei continuò dicendo di non fare domande, avrebbe spiegato tutto quando arrivata. Decisero insieme la data più favorevole.
Alex andò a prenderla all’aeroporto, le fotografie che la ritraevano, esposte sul sito web, non le rendevano giustizia: lei appariva molto più bella di quanto potesse sembrare. In macchina parlarono e parlarono: lei spiegò che era separata già da qualche anno ma, per evitare i “cacciatori virtuali”, diceva che era sposata, così non la mettevano sotto pressione.
Giunti a casa, le mostrò la stanza degli ospiti, dove avrebbe dormito e andarono poi a passeggiare nei vicoli del paesino.
Consumarono una buona cenetta al ristorante sotto casa e lui le promise che il giorno dopo avrebbe cucinato lui.
Giunse l’ora di andare a dormire, si augurarono a vicenda buona notte e si ritirarono nelle rispettive camere, con l’appuntamento al mattino successivo per fotografare l’alba.
Alex era emozionato, erano anni che non aveva un’ospite femminile in casa, aveva paura di essere invadente e di fare brutta figura. Continuava a rigirarsi nel letto frenando la tentazione di andarle a chiedere se era comoda o se aveva bisogno di qualcosa. Forse fu telepatia, ma a un tratto la porta della camera si aprì e arrivò Lucy: “Non riesco a dormire da sola, fatti più in là, abbracciami per favore”.
Quella notte non dormirono molto, ma due adulti con la voglia di giocare a “dottore e paziente” e rotolarsi tra le lenzuola, riuscirono a divertirsi moltissimo e se non fosse stato per la sveglia, avrebbero perso lo splendido spettacolo del sorgere del sole.
Alex rapidissimo le portò una tazza di caffè a letto e lei lo raggiunse al balcone da dove osservarono, abbracciati, l’inizio del nuovo giorno, in una comunione di sentimenti.
Non parlarono d’amore né di promesse solenni, ma lei promise che sarebbe tornata per stare un po’ più a lungo, lui ne fu felice…..
Grazie WEB!
UN’ALTRA VOLTA IN INDIA………RELOAD
In occasione di un altro viaggio in India, dovetti visitare un cliente nel profondo sud, a Madras, oggi Chennai. Avvisai il cliente del mio arrivo e lo pregai di prenotarmi una camera in albergo. Purtroppo, a causa di una festività religiosa locale, tutti gli alberghi in centro città erano esauriti e il cliente mi prenotò in un albergo bello, ma fuori mano, a una trentina di chilometri dalla città.
Molto elegante, nuovo, in riva al mare, l’albergo, o più correttamente “resort”, era il tipico posto da vacanze al sole; l’unico lato negativo era che tutto intorno l’entroterra era disabitato, con solo un piccolo villaggio di pescatori a qualche centinaio di metri di distanza.
Avendo a disposizione l’intero fine settimana, mi dedicai all’esplorazione del luogo: già nel giardino sabbioso una specie di lucertola, piuttosto grossa, con un collare irto di spine intorno al collo, attrasse la mia attenzione, sembrava un mostro preistorico in sedicesimo.
La mia camera era a piano terra e si affacciava sul giardino; il letto era piazzato al centro della camera ed era coperto da un’enorme zanzariera a baldacchino, che lo faceva assomigliare al letto dell’imperatore austriaco visto a Vienna nel castello di Schonbrunn. I piedini del letto erano infilati in barattoli che una volta avevano contenuto cibo o altro, ed erano pieni di un liquido non identificato ma dall’odore pungente.
Chiesi spiegazioni al cameriere il quale mi spiegò che il letto era in centro stanza a causa dei serpenti (sic!), mentre i piedi del letto erano immersi nella benzina a causa degli scorpioni (sic,sic!) e la zanzariera era per i “mosquitos”, alquanto pericolosi in quel clima.
Potete immaginare con che spirito andai a letto la prima notte: non riuscivo a dormire, ogni minimo rumore o movimento d’aria mi faceva sobbalzare; ad un tratto uno schiocco molto forte mi fece alzare ed accendere la luce: sopra di me, appeso al soffitto a testa in giù, un animale simile ad una grossa lucertola, lungo almeno mezzo metro mi stava guardando con interesse!
Fortunatamente lo riconobbi per un innocuo geco e che lo schiocco era la sua lingua che divorava gli insetti, comunque lo spavento fu grande ed il sonno quasi un agitato dormiveglia. Conoscere le cose in teoria è utile e istruttivo, però il dubbio resta sempre.
Il giorno successivo, all’alba, mi diressi verso il villaggio di pescatori in tempo per vederli salpare: le imbarcazioni, o meglio i natanti erano delle pure e semplici zattere costruite con tronchi di balsa e legate insieme da corde artigianali fatte in fibra di cocco; le zattere erano lunghe circa tre metri e mezzo e larghe due metri, con una canna di bambù che serviva da albero ad una vela quadra fatta di sacchetti neri da spazzatura tagliati e ricuciti. Che pena vedere quella povera gente! Non c’erano remi ma solo corte pagaie.
Per tutta la giornata vagolai nei dintorni osservando nei minimi particolari lo svolgersi della vita quotidiana di questa comunità; fui avvicinato dal capo villaggio, che parlava abbastanza bene l’inglese, il quale era di mentalità abbastanza aperta pur essendo musulmano.
Verso il pomeriggio avanzato le zattere tornarono a terra una dietro l’altra; la pesca era stata povera, pochi pescetti per ogni zattera, il capo mi disse che la stagione non era buona.
Osservai che le zattere erano tutte semiaffondate in quanto la balsa si era impregnata d’acqua e quindi risultava molto difficile governarle e soprattutto tirarle a riva. Mentre la mattina bastava un uomo a tirarle in mare, la sera otto uomini facevano passare una specie di fascia sotto la zattera e così la portavano a terra con immane fatica.
Rimasi molto meravigliato: possibile che questa gente non abbia ancora capito come rendere meno difficile l’operazione? Osservai l’alaggio di tutte le zattere e poi fui invitato a cena dove fu spartito il magro pescato.
La gente era povera ma generosa, mi sforzavo a pensare cosa avrei potuto fare per loro, non potevo offrire soldi perché erano orgogliosi, probabilmente si sarebbero offesi. Ci pensai tutto il giorno, poi, la sera, mi venne l’idea: il giorno dopo, un paio d’ore prima del rientro delle zattere, andai al villaggio e spiegai al capo cosa avevo in mente.
Il capo villaggio, incuriosito, mi diede un “parang” e mi accompagnò al boschetto di bambù che era situato a poca distanza dal villaggio: scelsi cinque canne tra le più grandi, alte cinque o sei metri, le sfrondai e le trascinai sulla spiaggia. Tagliandole a pezzi lunghi tre metri circa, preparai quelli che a Genova chiamiamo “paà”, e li disposi, intervallati, dal bagnasciuga verso l’interno.
Quando arrivarono le zattere, legai una cima ad una estremità e, da solo, malgrado il loro peso, riuscii a tirarne una in cima alla spiaggia.
La gente rimase a bocca aperta e tutti gli uomini vollero provare; il capo villaggio mi ringraziò mille volte e mi disse che mai avrebbero pensato ad una soluzione così semplice e a portata di mano. La sera mi offrirono un’altra cena in onore dell’amicizia e mi chiamarono “fratello”.
Quella notte, malgrado l’amico geco particolarmente rumoroso, dormii profondamente, credo di essere stato in pace con me stesso e felice di aver combinato qualcosa di utile.
Non sono più tornato in quel villaggio, ma un amico che c’è stato mi ha detto che sono gli unici su tutta la costa che usano un sistema diverso per alare le barche.
Purtroppo quell’area è stata colpita violentemente dallo “tsunami”, ho telefonato all’albergo per sapere: mi dissero di aver avuto per un centinaio di metri dal mare tutto distrutto, “bungalows” e ristoranti. Ho chiesto del villaggio, mi risposero che non c’è più……
UN PENSIERO DOMENICALE….
Inviato da admin il Del sociale...... il 15 aprile 2012
In questa Italietta che, alla luce dei fatti di questi ultimi tempi, mi sembra abbia largamente guadagnato il diminuitivo in senso spregiativo, stanno succedendo cose turche.
Cercherò d’essere più chiaro:
a) Abbiamo un nuovo governo che è stato eletto al di fuori delle regole costituzionali dal Capo di Stato, garante della Costituzione.
b) Questo governo sembra previlegiare l’economia e, privo di fantasia, ha un’estrema facilità solo nell’imporre tasse, dimenticando forse che si possono fare grandi risparmi applicando quanto chiede la popolazione a viva voce da lungo tempo.
c) Malauguratamente è successo il fattaccio con l’India: non voglio discriminare sul come e perché, intendo semplicemente dire che l’approccio del nostro governo è stato vago e dispersivo, direi timido, mentre avrebbe dovuto essere forte e volitivo. Non dimentichiamo che i soldati a bordo delle navi mercantili, fanno parte di una decisione dell’ONU e che altre Nazioni che hanno aderito all’iniziativa, stanno pattugliando i mari.
All’India i nostri inviati avrebbero dovuto parlare con la voce grossa, proprio perché facevano parte di un gruppo di nazioni, invece non si sono accorti nemmeno che ci stavano prendendo per i fondelli! Mi auguro che finisca con la liberazione dei nostri soldati, ma conosco bene gli indiani, mettere in difficoltà i bianchi è una specie di sport nazionale.
d) Ieri pomeriggio è morto un ragazzo di 25 anni mentre giocava a calcio in una partita di serie B. Terribile morire a quell’età, sono state giustamente sospese tutte le partite per cordoglio. Ma da ieri non si parla d’altro, tutti i TG, i giornali, le agenzie e tutti gli addetti ai lavori, non parlano che di questo fatto. Come ne parlano? La storia della sua vita, della sua famiglia, pettegolezzi, interviste……. Non ho sentito un giornalista chiedersi “perché” e nessun altro proporre controlli e soluzioni per evitare il ripetersi di questi fatti.
e) A ieri il numero degli imprenditori che si sono tolti la vita ha raggiunto il numero 23. Le loro famiglie, congiuntamente a quelle dei dipendenti li piangono. Questi lavoratori hanno rinunciato a vivere per motivi finanziari: troppe tasse, costi alti, esosità bancarie, mancanza di umanità da parte degli uffici preposti, lo Stato che è lento nei pagamenti che deve liquidare… Su tutti i “media” la notizia è stata liquidata con un trafiletto, non fa storia…..
f) Tra i suicidi c’è stato un ragazzo di 27 anni, gli ostacoli erano troppi, ha smesso di combattere, si è arreso…… Anche questa notizia è stata trattata dai “media” con poca enfasi, e non su tutti, a livello d’incidente stradale…..
A questo punto la mia coscienza si è risvegliata dandomi una bella scrollata: “Vuoi mica appartenere anche tu a questa genia di poveri di spirito che non sa distinguere i veri valori da quelli fasulli? Quando muore un giovane è un dramma per tutti, ma per quale motivo chi tira calci a una vescica di cuoio gonfia d’aria vale più, dal punto di vista mediatico, di quello che impiega le proprie forze per creare lavoro per sé e per altri? Sono i “media” che corrompono le coscienze? Perché i sindacati non promuovono uno sciopero quando muore un industriale? I lavoratori rimasti senza datore sono operai di seconda categoria? Perché il popolo italiano non si ribella a queste vessazioni? Si può anche capire la renitenza dei parlamentari a volersi abbassare gli stipendi e a diminuire il numero totale con annessi e connessi, ma quando il portavoce della Commissione di studio addetta all’uopo, si arrende dichiarando che è troppo difficile, eh no! Qui si pensa che il popolo italiano è composto da idioti e che solo loro sono i furbi, questa è una presa per il culo!!!!!!”
Buona domenica….
UNA FANTAFAVOLA MODERNA…….
Inviato da admin il Del sociale...... il 25 marzo 2012
In questo caos assoluto che regna oggi, abbiamo finalmente una bella notizia: un politico appartenente a un partito dai principi ferrei ma obsoleti, nell’estremo tentativo di risollevare l’onore e la purezza del suo pensiero, decide di fare un estremo tentativo, senza pubblicità, per liberare il secondo ostaggio nelle mani dei maoisti in India e anche i due marò.
L’On. X (un cognome che ricorda un grande eroe della Marina), comunista, sta per andare in India a convincere i suoi compagni maoisti indiani di liberare l’ostaggio rimasto nelle loro mani, perché non si usano i poveri come merce di scambio, un’azione simile è controproducente per chi cerca nuovi adepti.
A un amico che l’ha visto prima della partenza, si è detto sicuro di riuscire nell’intento, non solo, perchè essendo i maoisti all’opposizione nello stato del Kerala, dove sono tenuti prigionieri i due marò, conta di creare un grosso movimento in quello Stato, con scioperi e manifestazioni, e liberarli con un colpo di mano.
Tutto ciò servirebbe: in India, a dimostrare che i comunisti hanno a cuore la gente semplice e che non ammettono sistemi mafiosi da parte del loro governo; in Italia, a dimostrare che sarebbe bastato muoversi subito per ricuperare i nostri soldati e il maltolto, visto che i satelliti ci danno ragione.
L’operazione è in corso, che Dio e Mao veglino su di lui…….
CINA, XIAN, ancora una volta….
Tutti hanno avuto modo di vedere la Cina moderna: grandi città di vetro e acciaio, autostrade, sopraelevate, aeroporti modernissimi, insomma, un occidente trasferito in oriente. Quando ho iniziato a visitare la Cina, negli anni ’70, non era esattamente così, succedevano fatti che per noi europei erano inconcepibili, mentre per la mentalità locale, a volte, non erano nemmeno problemi….
Qualche anno fa mi trovavo a XIAN, nel nord-ovest del territorio, un’antica capitale del grande regno. Un posto da visitare: vedere cosa erano capaci di fare duemila anni fa è veramente stupefacente! Quei guerrieri di terracotta così immobili, così somiglianti a persone vere, incutono quasi il terrore, sono splendidi ma anche spietati. Chi ha costruito le matrici doveva essere sicuramente un grandissimo artista, ma chi ha ordinato il lavoro e l’ha fatto eseguire era sicuramente un semidio, o perlomeno aveva un tale potere con delle idee grandiose.
Comunque, una volta eseguito il mio compito a Xian, mi sono diretto all’aeroporto per ritornare a Hong Kong. Conoscendo i locali tempi tecnici, sono arrivato con quasi due ore di anticipo sull’orario di partenza: c’era già una lunga coda in attesa del controllo. Mi sono detto: ”Va bene, è troppo presto, pazienza, aspettiamo”. Passa un’ora, non succede niente, la fila non si muove. Passano altri trenta minuti: niente. Ormai, secondo i normali tempi tecnici, l’imbarco avrebbe dovuto iniziare. La gente inizia a rumoreggiare e un paio di coraggiosi vanno a parlare con il capoposto della polizia di frontiera.
La risposta data, per un attimo blocca tutti: essendo guasta la macchina a raggi X che controlla il bagaglio non è possibile imbarcarsi per ragioni di sicurezza, bisogna aspettare. Quanto? Non si sa; è stato già chiamato il tecnico che arriverà non appena possibile. Da dove? Ma da Pechino, naturalmente!(Oltre duemila chilometri di distanza, sic!)
Osservo tutto il succedersi degli eventi in modo staccato, come se non mi riguardasse, il mio collega e compagno di viaggio mi traduce fedelmente tutto il susseguirsi delle battute.
Un passeggero sperimentato dice: “Dal lato arrivi c’è una macchina simile, potremmo passare di là”.
“No, non è possibile” – risponde l’ufficiale – “appartiene ad un altro reparto”. Ora viene fuori che i due ufficiali comandanti, di pari grado, non vanno d’accordo e cercano di farsi le scarpe uno con l’altro.
I toni di voce si alzano, qualcuno propone di chiamare il sindaco che si assuma la responsabilità di farci partire. Una ragazza ha un telefonino e chiama l’ufficio del Sindaco: “Spiacenti” – viene risposto – “il Sindaco è fuori città e non ci è possibile reperirlo”.
Figurarsi! Avrei scommesso un milione di dollari che il sindaco era in ufficio e, una volta conosciuto il problema, aveva dato l’ordine di riferire che lui era irreperibile per non doversi assumere responsabilità.
Ormai volavano parole grosse; l’ufficiale si era chiuso nell’ufficio e da lì covava propositi di vendetta.
Tutto questo parlare e l’ora ormai tarda avevano fatto venire a tutti voglia di cenare, ma naturalmente il bar aveva chiuso all’ora prevista della partenza.
Qualcuno propone di chiamare il Governatore della Provincia; detto fatto, la ragazza con il telefono chiama. Viene risposto che erano già al corrente del problema, al che la ragazza, un tipo autoritario, chiede sbottando perché allora non è stato fatto ancora niente. Cade o viene interrotta la linea.
La gente rumoreggia, non avrei voluto trovarmi coinvolto in una sommossa, per un europeo le carceri cinesi non erano l’ideale……
Passano altri trenta minuti, squilla un telefono lontano, ad un tratto l’ufficiale capoposto esce dal suo ufficio con l’aria cupa e ci fa imbarcare senza il controllo bagagli: con quasi due ore e mezzo di ritardo lasciamo alle spalle Xian. A bordo ci servono un tramezzino e un bicchier d’acqua, congelati.
Questa era la Cina!
SUD AFRICA – Ancora una volta……
Ho visitato molte volte questo Paese e ne sono veramente entusiasta. Secondo me è uno dei posti più belli del mondo che solo un’ottusa ragione politica ha cercato di isolare. Una regione che crea e alimenta inconsciamente in noi stessi il desiderio di tornare a respirare la sua aria, insomma, se esistesse un vaccino per il “mal d’Africa” bisognerebbe prenderlo prima di recarsi là per la prima volta.
Nei miei viaggi ho percorso il “veld”, ossia la savana, in lungo e in largo, sia in Land Rover che a piedi; ho visto i leoni cacciare e gli elefanti nutrirsi; ho nuotato nell’Oceano Indiano e più in là nell’Oceano Atlantico, ho visto le balene in attesa di figliare vicino a riva e gli squali assalire un compagno ferito; sono riuscito ad avvicinare una foca in libertà e sono stato preso a pietrate dai babbuini del Capo.
Un Paese strano, selvaggio, ma meraviglioso. A poca distanza da zone desertiche fioriscono i vigneti di Città del Capo, in piena Johannesburg ci sono le miniere d’oro.
Ricordo di essermi trovato una volta a Durban nel mese di Giugno: ogni anno in quel periodo accade un fenomeno strano, interi banchi di sardine si buttano a terra per sfuggire ai voraci pesci da corsa che li attaccano da tutte le parti. Si vede uno spettacolo impressionante: il bagnasciuga diventa una cosa viva, le ondate di pesci si accavallano una sull’altra e a poca distanza da riva si vedono le pinne dei tonnetti, delle palamite, degli squali, dei barracuda fendere velocemente le onde e avventarsi su quell’argenteo mucchio di pastura.
Con la guida e l’assistenza di un amico ho passato un giorno ed una notte indimenticabili; ho pescato in continuità con la canna lancio finché non sono crollato sulla sabbia esausto, con i muscoli delle braccia paralizzati dal dolore per aver impugnato la canna di conolon pieno per così tanto tempo.
La tecnica di pesca in quell’occasione è molto semplice: si entra nell’acqua fino al ginocchio con una canna lunga circa 4,5 metri in fibra piena, molto pesante. Con una mano si pesca una sardina viva nel mucchio e, dopo averla innescata su di un amo grosso, si lancia lontano una trentina di metri e poi si ricupera. Immediatamente la preda abbocca e si ricupera velocemente: il pesce viene gettato dietro alle spalle, sempre allamato, dove centinaia di indiani attendono. Il pesce viene quindi slamato da loro e la procedura inizia da capo. Praticamente è impossibile tenere il conto del pescato; io non ci sono riuscito ma penso che in 24 ore avrò preso almeno qualche centinaio di tonnetti e prede varie.
Ogni tanto arrivano delle pale meccaniche che, raspando all’altezza del bagnasciuga raccolgono i pesci morti e moribondi e li scaricano sui camion che li trasportano poi alle fabbriche di concime organico.
Questo fenomeno dura solo due o tre giorni ma devo dire che è proprio una visione apocalittica, come tante altre in Sud Africa.
La natura è stata benigna con questa grande nazione e l’ha dotata di territorio ricchissimo e molto fertile, i soli problemi sono causati dagli uomini; ma sembra che il buon senso alla fine abbia prevalso, anche se ci vorrà un lungo tempo prima che tutti i problemi siano risolti.
In Sud Africa ho passato uno dei migliori compleanni della mia vita: mi trovavo a Johannesburg per lavoro e nel tempo divenni amico del direttore della fabbrica, Angus e della di lui moglie Mary, che gli faceva anche da segretaria. Entrambi scozzesi, tradizionalisti, spartivamo insieme la passione per la pesca, la vela e il whisky “single malt”, cioè le affinità elettive che uniscono i genovesi e gli scozzesi. Al mio arrivo avevo dato a Mary il mio passaporto, come richiedeva il regolamento, per farne una fotocopia. Eravamo a fine Gennaio ed era il giorno del mio compleanno, che non avevo pubblicizzato; appena arrivato in fabbrica fui invitato per la cena in uno speciale ristorante scozzese.
La sera vennero a prendermi in albergo, laggiù è molto formale e se non hai giacca e cravatta in un ristorante non entri, per cui tirato a lucido come un pinguino, Angus in kilt con i colori del suo clan e Mary in abito lungo. Il ristorante era molto bello, arredato in stile scozzese, c’era pure una cantante ed una band.
A fine cena, molto buona, improvvisamente si attenuarono le luci e una voce informò che si stava per celebrare la festa di compleanno di un amico della Scozia che forse era più scozzese di tanti altri nativi. Dietro il palco si udì una musica di cornamuse “Scotland the Brave” e spuntò fuori una torta con le candeline circondata da quattro suonatori di cornamusa che a passo di marcia girarono intorno al nostro tavolo.
Rimasi senza parole, imbarazzato, emozionato, ancora adesso, a distanza di anni, mi viene la pelle d’oca solo a pensarci. Posata la torta sul tavolo, la dovetti tagliare con una spada, le cornamuse si allontanarono e la cantante attaccò “Happy Birthday” che venne cantata da tutti i clienti……
Non mi sarei mai aspettato una simile dimostrazione d’affetto, sono passati molti anni, ma l’amore per quel Paese, quella gente, è rimasto immutato nel tempo.
